sabato 26 dicembre 2015

La grande scommessa, recensione del film con Christian Bale, Ryan Gosling e Steve Carell

La grande scommessa, recensione del film con Christian Bale, Ryan Gosling e Steve Carell

Immaginate che Michael Mann si metta in testa di voler raccontare in un film lacrisi finanziaria del 2008: quella legata ai mutui subprime, che ha portato al fallimento di banche d’affari ritenute inscalfibili, ha creato milioni di disoccupati e una depressione di cui sentiamo le conseguenze ancora oggi. E che ha svelato il volto oscuro del capitalismo finanziario. 
Immaginate, però, che prima di mettersi al lavoro sul film, Mann abbia battuto la testa, abbandonato la tradizionale serietà (magari spettacolare ma pur sempre sobrio), per diventare un buontempone che, magari, non disdegna un consumo massiccio d’erba. 
Ecco, in quel caso il risultato del lavoro del regista sarebbe forse simile a quello che è riuscito ad Adam McKay: uno che viene dal Saturday Night Live e da mille collaborazioni con Will Ferrell, che ha co-sceneggiato Ant-Man, e che questa volta ha cambiato genere centrando un equilibrio difficilissimo tra momenti comici, bizzarrie, drammaticità, e ricostruzione cronachistica e dettagliata degli avvenimenti e dei meccanismi finanziari, dalla verbosità quasi sorkiniana

Basato su un libro del giornalista finanziario Michael Lewis (lo stesso del volume che poi è diventato - guarda caso - Moneyball, e con altri adattamenti cinematografici all’orizzonte), La grande scommessa è un film a suo modo sovversivo: perché racconta nel dettaglio, e con un linguaggio cinematografico hollywoodiano comprensibile a chiunque, le profonde e perverse storture di un sistema capitalistico andato fuori controllo; e perché lo fa con un linguaggio cinematografico che se ne infischia delle regole tradizionali e risente dell’evoluzione recente dei linguaggi audiovisivi. 
La storia, che segue le vicende parallele e incrociate di diversi investitori e gestori di fondi che scommisero sul crollo delle obbligazioni bancarie sui mutui immobiliari, intuendo prima di tutti l’imminenza di una crisi che andò poi ben oltre le loro previsioni, è infatti raccontata attraverso la voce di uno di loro, interpretato da Ryan Gosling. Che però si fa narratore onniscente solo saltuariamente, e non si fa alcun problema ad abbattere la quarta pareteesattamente come fa Frank Underwood in House of Cards, ma con maggiore ironia. 
Nei punti in cui i tecnicismi finanziari rischiano di mandare in bambola lo spettatore, ecco che McKay tira poi fuori dal cilindro dei siparietti esplicativi, il primo dei quali vede protagonista una Margot Robbie che sorseggia champagne in vasca da bagno - tanto per dare l’idea del tono. 
Inaspettatamente, però, gli anarchismi formali di McKay e le leggerezze del film (che ha qualche momento di pura comicità) non sviliscono i suoi contenuti e la loro serietà; perfino la loro drammaticità: al contrario li aiutano e li supportano. Rendono il film meno pamphlet a tema e a scopo indignazione, regandogli un profilo entertainment-oriented che fa penetrare la lama più in profondità: faccio finta d’intrattenerti mentre t’indottrino. 

La fusione dei registri de La grande scommessa si concretizza soprattutto nel personaggio (e nell’interpretazione) di Steve Carell, gestore di un fondo di Wall Street reso a tratti esilarante da un cattivo carattere al limite del patologico, dotato di spessore psicologico grazie a un trauma familiare e rappresentante lo sguardo più sconcertato e critico di fronte alla stupidità e alla fraudolenza delle grandi banche (“Tell me the difference between stupid and illegal and I'll have my wife's brother arrested,” gli dice a un certo punto il banchiere interpretato daGosling
Ancora più che nel precedente Foxcatcher, l’attore divenuto celebre per i ruoli comici conferma la stoffa che gli permette di affrontare senza patemi anche quelli drammatici, rivaleggiando alla pari con un Christian Bale che siamo più avvezzi vedere in parti impegnate. 
Ma mentre nel personaggio di Bale, assieme allo sgomento di fronte alla profondità dell’abisso prevale il disincanto, in quello di Carell - che in partenza viene descritto come un pessimista già consapevole del marcio del mondo in cui lavora - si esprimono la rabbia, la frustrazione, l’incredulità e l’impotenza degli uomini comuni, di chi il film lo guarda e anche la Crisi l’ha vissuta da spettatore. 

“Non me l’aspettavo così.” “E cosa pensavi di trovare?” “Non so, degli adulti.” 
Così si dicono altre due figure di primo piano del film - due ragazzi del Colorado che sognavano di scalare Wall Street, rimasti coinvolti anche loro nel grande gioco che ha portato la Crisi allo scoperto - quando entrano nella sede newyorchese di Lehman Brothers, dopo il fallimento e il licenziamento dei dipendenti. 
Di adulto, nel mondo raccontato da Adam McKay, non c’è proprio nulla. Ci sono ragazzini troppo cresciuti che non conoscono il senso di parole come responsabilità, come morale, come etica. Eterni adolescenti incapaci di comprendere le conseguenze dei loro gesti, resi ciechi dalla prospettiva del guadagno, della BMW serie 7, di un aereo privato, di strip club e ville con piscina destinate a rimanere vuote. E più il regista gioca col cinema, col corrispettivo di quella patina superficiale, più la desolazione di ciò che racconta risulta evidente. 
Per giocare, c’è il cinema. La finanza e l’economia, quelle, dovrebbero essere qualcosa di più serio. Al cinema posso viaggiare nello spazio o perdere il lavoro, e di conseguenze reali non ce ne solo; mentre per ogni gioco di Wall Street, la vita e i lavori di milioni di persone sono a rischio. Qui c’è Brad Pitt in persona a ricordarlo: e che sia Hollywood a doverlo ribadire, continua a essere un paradosso. 

Fonte: comingsoon.it

venerdì 18 dicembre 2015

Vacanze ai Caraibi - Il film di Natale - Film (2015)



Quattro anni di fermo, ma è tornato, il genere cinematografico più contestato, attaccato e discusso, forse il meno amato dalla critica eppure quello sempre accolto con piacere dalla sala e dal pubblico: il cinepanettone riprende la sua strada con Natale ai Caraibi, per la regia di Neri Parenti ed un cast di vecchi amici e nuove leve.

Mario Grossi Tubi (Christian De Sica) ha una moglie ricchissima (Angela Finocchiaro) ed un conto in banca pari a zero, l’unica soluzione per riguadagnare soldi senza mettere al corrente l’ignara consorte è vendere la lussuosissima casa ai Caraibi dove abita la loro figlia Anna Pia (Maria Luisa De Crescenzo). Quando però risulterà che il nuovo fidanzato della figlia Ottavio Vianale (Massimo Ghini) oltre ad essere molto più grande di lei è anche una personalità decisamente abbiente, Mario cercherà di evitare i piani della moglie che vuole a tutti i costi separarli e cercherà di trarre da un futuro matrimonio tutti i possibili benefici. Ma la verità è che Ottavio non è veramente ciò che sembra…
Fausto (Luca Argentero) è un preciso filologo amante del silenzio e della tranquillità. Claudia (Ilaria Spada) è la frizzante proprietaria di un nails shop e ama ballare e fare scherzi. Quando i due si scontrano sul ponte della nave da crociera dove si trovavano con i rispettivi partner, scatta tra loro un’intensa ed irrefrenabile passione, che li farà scendere a terra per vivere un’esperienza focosa ed imprevista. Né lui né lei però hanno valutato bene le sproporzionate differenze che li dividono.
Telefono in mano e tablet in spalla, la vita di Adriano Fiore (Dario Bandiera) gira intorno a varie chat e nuove app che di giorno in giorno vengono rilasciate. Per questo motivo nel momento in cui si troverà su un’isola deserta, solo e abbandonato a sé stesso, l’unica preoccupazione che lo affligge è che “Non c’è campo.”.

Vacanze ai Caraibi: Neri Parenti riprende il cinepanettone con vecchi amici e nuove leve
Vacanze-ai-Caraibi
Luca Argentero e Ilaria Spada non sono d’accordo su come passare il tempo in spiaggia
Tre storie divise in tre episodi; le maschere della farsa si muovono su un palco sabbioso ed uno sfondo marino in queste vacanze di Natale; scurrili, naturali, De Sica e Ghini sono le colonne portanti di un circo che va avanti da molti anni, inglobando affermate figure della comicità come Dario Bandiera e scoprendone pian piano di fresche nel caso della bella e spiritosa Ilaria Spada, vista ultimamente nel drammatico Gli ultimi saranno ultimi, ma adatta e completamente a suo agio nelle vesti di donna commediante. Ad affiancare poi l’istrionico e truffaldino Mario Grossi Tubi la moglie interpretata da Angela Finocchiaro, non vergine alle esperienza farsesche del cinema e scelta, a detta del regista, per la capacità di fronteggiare senza essere messa in ombra le performance degli uomini che con lei dividono la scena; ed infine ultimo, ma non per bravura o mancanza di humor, un Luca Argentero che con facilità sa passare da atmosfere noir (Cha cha cha, 2013) a commedie romantiche (Poli Opposti, 2015) fino a grottesche sperimentazioni natalizie, immedesimandosi nell’intellettuale borghese che nasconde desideri animaleschi.

Vacanze ai Caraibi: guarda l’intervista video a Neri Parenti, Christian De Sica, Massimo Ghini, Luca Argentero, Ilaria Spada, Dario Bandiera

Partendo da un canovaccio, quasi a ripercorrere la vecchia storia della Commedia Dell’Arte, tra improvvisazioni e pensati scherzi le vicende dei protagonisti vanno avanti per pura voglia di divertire, come la storia tra Fausto e Claudia, e per sorridere della contemporaneità dei nostri giorni, dove anche svendere la propria figlia diventa lecito se la crisi nel quale si è caduti non sembra avere altra via d’uscita. Intelligente e moderno risulta il naufragio in mare dello sventurato Adriano Fiore, realtà di un mondo che poco pensa a vivere, uscire, baciarsi, giocare, ma a quanto tempo ancora manca prima che la batteria del telefono si scarichi.

Vacanze ai Caraibi
Dario Bandiera cerca di sopravvivere su un’isola deserta anche se “Non c’è campo”
Non assente di volgarità, scivoloni, peti in bagagliai della macchina ed espliciti riferimenti sessuali, Vacanze ai Caraibi non sarà certo il film che coronerà questo anno cinematografico, ma se si vuole tornare ad una certa spensieratezza potrebbe essere la scelta da fare, senza aspettarsi di uscire dalla sala più maturi di quando si è entrati.

Vacanze ai Caraibi sarà al cinema dal 16 dicembre, distribuito da Medusa e Wildside.




Fonte: cinematographe.it
 

Natale all'improvviso


Sam e Charlotte stanno per separarsi ma hanno deciso di dirlo al resto della famiglia solo dopo Natale, per trascorrere felicemente tutti insieme un ultimo cenone. In realtà, sono tanti e diversi i segreti nascosti da ogni componente di questa strampalata famiglia!

DATA USCITA: 26 novembre 2015
GENERE: Commedia
ANNO: 2015
REGIA: Jessie Nelson
ATTORI: Olivia Wilde, Amanda Seyfried, Marisa Tomei, Diane Keaton, Anthony Mackie, John Goodman, Ed Helms, Alex Borstein, Alan Arkin, Jake Lacy, Timothée Chalamet, Jon Tenney, June Squibb, Dan Amboyer

SCENEGGIATURA: Steven Rogers
PRODUZIONE: CBS Films, Groundswell, Imagine Entertainment
DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures
PAESE: USA
DURATA: 107 Min


Fonte: comingsoon.it

giovedì 19 novembre 2015

Fast and Furious la serie continua ?

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Molti appassionati della serie Fast and Furious continuano a chiedersi se la stessa continuerà.

Dopo la triste scomparsa di uno degli attori principali,  Paul Walker, tradito dalla stessa velocità, perde la propria vita in un incidente stradale a Valencia, destino pazzesco e sconvolgente per tutti i familiari,fans,amici,attori,ecc.
Paul stava andando ad un evento un evento benefico organizzato dalla sua associazione, la Reach Out Worldwide, per raccogliere fondi destinati alle popolazioni colpite dal tifone Haiyan nelle Filippine. 
Tutti lo ricordiamo oltre che per la sua bravura, anche per la sua personalità sempre sorridente che ci ha colpito durante il susseguirsi delle bellissime serie.
L ultima da lui interpretata, la settima, in parte ha subito cambiamenti di sceneggiatura.
Nel corso della creazione e grazie alla tecnologia, ognuno di noi ha potuto vedere l attore dall inizio alla fine ed è proprio quella fine che ha commosso tutti noi.
Tutti pronti a rassegnarsi, a commentare sulla fine della saga, un pò per lo shock subito da tutti a 360°, un pò per sfiducia, ma lo stesso attore Vin Disel (Dominic Toretto nella serie) rivela a variety.com che il sequel forse continuerà.

Lo stesso continua dicendo che si stanno scrivendo nuove storie per tanti personaggi e già qui la nostra fantasia e curiosità prende il sopravvento.

Aspettate, non affrettate le cose, perchè si sta pensando in GRANDE e quindi le aspettative sono ancora maggiori, infatti il CAST che comporrà “Fast & Furious 8” dovrà essere SORPRENDENTE.....

La suspance cresce ?

Beh trattenetela, l ipotetica uscita si prospetta per l aprile del 2017 !!


Nell attesa e per non dimenticare uno degli attori che ha reso famosa la serie, rivediamo un  tributo in suo onore..   GRAZIE PAUL !!!




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lunedì 16 novembre 2015

Premonition (2015)

Premonition

Premonitions. Durante un difficile caso di una serie di omicidi apparantemente insiegabili, l’agente dell’FBI Joe Merriwether, chiede l’aiuto di un suo ex collaboratore, John Clancy (Anthony Hopkins); un medico psicanalista chiaroveggente che da tempo ha deciso di uscire di scena a causa soprattutto della prematura scomparsa della figlia e della conseguente fine del suo matrimonio. 
John sulle prime è decisamente intenzionato a rifiutare l’ingaggio dell’agente Merriwether ma, quando avrà delle visioni e capirà che ad essere in pericolo è la giovane collega di Joe, l’agente Katherine Cowles, cambierà idea, mettendosi sulle traccie del serial Killer. Molto presto però lo stesso John capirà che non è il solo ad avere il dono di prevedere il futuro e così…



Fonte: italia-film.co


martedì 10 novembre 2015

Il film non piace al critico e Boldi esplode: Un fallito imbecille

Massimo Boldi

A Federico Boni, critico cinematografico di Cineblog.it, l'ultimo film di Massimo Boldi non è piaciuto un granché. Tutto già detto, tutto già visto, tutto già reso 'comico', ha scritto in una recensione sul sito, stroncando una pellicola lontana mille miglia dai 'gusti' cinematografici attuali.

Un'accusa che all'attore milanese non è piaciuta per nulla e che non ha mancato di sottolineare, prendendosela con il giornalista su twitter. Si permette di insultare me e il mio lavoro - ha scritto -, è da considerare un fallito imbecille e maleducato, Non vai da nessuna parte Federico.
Evidentemente Boldi quella critica non l'ha presa particolarmente bene, tanto che nel suo sfogo, indirizzato ai 478mila seguaci su twitter, ha minacciato di metter di mezzo gli avvocati. Quando un giovane si considera già un giornalista senza esserlo fa un atto punibile con l'espulsione della categoria, ha aggiunto, mentre qualcuno gli ricordava che il diritto alla critica è sacrosanto. E che fose se l'è presa un po' troppo.
Si permette di insultare me ed il mio lavoro, è da considerare un fallito imbecille e maleducato. Non vai da nessuna parte Federico.
Quando un giovane si considera già un giornalista senza esserlo fa un atto punibile con l'espulsione della categoria. Quando poi si permette
Fonte: ilgiornale.it

lunedì 9 novembre 2015

Il sapore del successo: recensione del film culinario con Bradley Cooper e Sienna Miller

Il sapore del successo: recensione del film culinario con Bradley Cooper e Sienna Miller

Uno dei motivi per cui il lungimirante e scaltro Harvey Weinstein ha rimandato l’uscita de Il sapore del successo – alias Chef e poi Adam Jones prima di diventare definitivamente Burnt – sono state alcune recensioni pubblicate anzitempo nelle quali il non eccelso gradimento dell’avventura londinese di un cuoco un po’ maudit era stato manifestato attraverso l’uso spasmodico di similitudini culinarie.
Quindi, nel rispetto del potentissimo produttore e dell’ottima coppia Bradley Cooper/Sienna Miller, non esprimeremo le nostre perplessità dicendo che il film di John Wells è una pietanza non abbastanza sapida, una maionese impazzita, un soufflé che non è cresciuto al punto giusto o semplicemente un piatto i cui ingredienti non sono bene amalgamati.

No, la caccia alla terza stella Michelin di un ex ragazzaccio che per tenere lontana la bottiglia preferisce sgusciare migliaia di ostriche invece di ricorrere ai 12 passi degli Alcoolisti Anonimi non merita paragoni tanto scontati né un trattamento così inclemente, perché nonostante tutto serve benissimo il suo scopo, anzi i suoi scopi, che sono due: deliziare la vista e stuzzicare la golosità dei maniaci del Food Porn e intrattenere piacevolmente coloro che amano e si riconoscono nelle vicende di redenzione, nei viaggi metaforici e nelle storie che contengono un messaggio, una lezione da tenere presente quando la bilancia dell’esistenza pende inesorabilmente dalla parte del no. L’insegnamento in questione – che suggerisce di non contare unicamente sulle proprie forze ma di cercare aiuto negli altri – forse non è originale, ma non va dimenticato, perché dovunque e comunque l’unione farà sempre la forza.
Poi c’è l’ossessione per la perfezione del personaggio di Bradley blue eyes, che è la grande nevrosi dell’oggi, una fonte di guadagno per moltitudini di strizzacervelli e un viatico per una sicura immedesimazione da parte chi macina cose a 300 all’ora e poi va al cinema.
Il Chris Kyle di American Sniper, inoltre, si destreggia a meraviglia tra i fornelli, e questo aggiunge frecce all’arco del suo chef che è sempre super cool, sia con una giacca di pelle che con la divisa da cuoco, risposta contemporanea (in fatto di appeal) alle uniformi da ufficiale di una volta.
Il problema di Adam Jones, piuttosto, (e del film stesso) è che a un certo punto comincia a prendersi troppo sul serio. Senza invocare al suo posto un Will Ferrell(come fa un critico americano), ci basti dire che avremmo voluto fra le sue caratteristiche una minima dose di quell’ironia che accompagna le scene introduttive. In fondo, Il sapore del successo comincia come un divertente heist movie, ne quale il bad-ass di turno recluta i suoi complici/scagnozzi. Qui gli aiutanti, che vengono dai quattro angoli d’Europa, fanno bene la loro parte di spiritosa Armata Brancaleone, poi però la macchina da presa li abbandona, concentrandosi quasi sempre solo sul protagonista. Abbiamo detto "quasi", perché fra le “figurine” Omar SyRiccardo Scamarcio e Matthew Rhys si fa strada un misuratissimo e gentile Daniel Brhuel, attore superbo che continua fortunatamente a fare capolino in tante produzioni nordamericane.
SiennaSienna se la cava, ma la suos-chef che interpreta è un personaggio di cui è difficile capire azioni, ragioni, innamoramenti e remissività.
Per fortuna, a questi problemi sostanzialmente di sceneggiatura – fra cui annoveriamo l’inutile aggiunta di sottotrame che non vengono sviluppate – ripara in qualche modo l’abilità con cui il regista filma la vita di cucina, muovendosi freneticamente fra pentole e coltelli e concedendosi primissimi piani dei manicaretti serviti ai clienti del Langham Restaurant. Che poi ci vada o meno di sfamarci con questi "piattini miserelli" è un discorso da fare in altra sede, maWells dimostra comunque perizia e attenzione al particolare, rendendo lo spettatore non abituato ai cooking show partecipe dell’isteria mista ad ansia di prestazione che caratterizza la preparazione di un grande piatto. Così facendo cavalca l’onda delle mode contemporanee, appagando il nostro desiderio un po’ malato di reality, ma dimenticando di sottolineare, salvo in un paio di momenti, la funzione più importante che il cibo dovrebbe avere: quella di riunire, aggregare, creare una condivisione.
Per noi condivisione fa rima con garbo e con lentezza, con la calma ritualità de Il pranzo di Babette e di Big Night. Ma si tratta di film che sono stati girati negli anni ‘80 e ’90, quando nelle cucine non regnavano prime donne aggressive e chi alzava la voce veniva messo a lavare i piatti.
Fonte: comingsoon.it

Premonitions, la recensione del serial killer movie con Anthony Hopkins e Colin Farrell

Premonitions, la recensione del serial killer movie con Anthony Hopkins e Colin Farrell

Gli anni Novanta, la loro eredità: il grunge, la Generazione X, i film sui serial killer.
Dei film sui serial killer non ci libereremo mai; e alla fine va bene così, perché come rinunciare alle casacche con la scrittona FBI, ai fasci di luce delle torce, alle irruzioni con la SWAT, ai profili psicologici, ai modus operandi, alle coppie d'agenti uomo/donna, il gioco del gatto col topo, gli indizi, le crisi, gli arresti e le sparatorie?
Fatto sta che su canovacci praticamente immutabili dai tempi del Silenzio degli innocenti e di Se7en, chi è arrivato dopo – e chi arriva oggi, dopo vent'anni – deve per forza cercare di ricamarci un po' su, d'inventarsi una piccola o grande variazione sul tema, di mettere un po' di pepe nella minestra riscaldata.

Nel caso degli sceneggiatori di PremonitionsSean Bailey e Ted Griffin, il pepe è stato l'innesto (non proprio originalissimo, però) di un elemento paranormale - rendendo protagonista del film, al fianco della coppia di special agents, un sensitivo capace di vedere passato e presente, che non guarda alla mistica ma a fodamenti pseudoscientifici come “fisica quantistica e biochimica” - e, soprattutto, l'aggiunta di sfumature bioetiche nella figura di un killer che si vede come un benigno angelo della morte.
Dal canto suo, il regista Afonso Poyart ha cercato di personalizzare il thriller con tocchi d'estetica videoclippara, che raggiungono il loro apice delle premonizioni del medium, e allestendo un cast che mescola nomi legati al genere come quelli di Anthony Hopkins e Jeffrey Dean Morgan con altri che non ci si aspetterebbe in un film di questo genere, come Abbie Cornish e, almeno in parte, Colin Farrell.

Certo che, a forza di aggiunte (e di alcune sottrazioni che non stiamo qui ad anticipare), questo Premonitions parte come un film sparato dal passato e si trasforma in un guazzabuglio dove trama gialla e preveggenza sono solo le pietre sulle quali poggiare un ragionamento sull'eutanasia e sulle sue implicazioni etico-morali che oscilla tra integralismi teo-con e concessioni pietistiche a uso privato e personale del suicidio assistito. Ma di materiale per una seria riflessione sul tema, non ce n'è, mentre la tensione rimane un po' schiacchiata dalle ambizioni filosofiche.

L'eutanasia: chi la usa e chi ne abusa, verrebbe quasi da sintetizzare, considerate le sorti e le azioni di due dei personaggi principali del film.
Uno dei due, va da sé, è quello di un Hopkins che gioca con una rigidità un po' inquietante con l'immaginario lecteriano che non è mai levato e mai si leverà di dosso, cercando di instaurare con la spaesata Cornish una relazione speculare e consequenziale di quella che Hannibal the Cannibal aveva con la giovaneClarice Sterling.
Ma quei tempi, e quelle atmosfere, sono passati da un pezzo. E degli anni Novanta son rimasti solo i ricordi e le eredità più ingombranti.

Fonte: comingsoon.it

mercoledì 4 novembre 2015

Stallone: "Rocky? Unica cosa giusta della vita"


L'attore E Molto critico Silla SUA Esistenza: "assolo Fallimenti Quasi"



Sylvester Stallone  boxe torna alla, interpreterà l'allenatore del figlio di  Apollo Creed  nel film di  "Creed-Nato per Combattere". L'attore in un'intervista al Los Angeles Times fa un Bilancio della SUA vita, definendola un Fallimento e salvando solista Una cosa. "Rocky  Fatto. Direi Che la mia vita has been Fatta al 96% di Fallimenti, ma se hai Quel 4% giusto, E Tutto cio di cui hai bisogno e L'unica cosa giusta che ho".

Stallone, pellicola nel nuovo in Uscita NEGLI  STATI UNITI  una multa novembre MA assolo un gennaio Nelle vendita italiane Sara il tecnico del Giovane  Adonis Creed  (Michael B. Jordan), figlio del Suo ex rivale  Apollo Creed. QUANDO il regista  Ryan Coogler  ha avvicinato Stallone per proporgli Creed, L'attore non era affatto convinto: "Io ero assolutamente contrario - Spiega Stallone - poi il mio agente mi ha Detto:" Per Essere il ragazzo Che ha interpretato  Rocky, ti stai comportando da pollo - ha scherzato l'attore. -concludere Rocky - E Molto Predicatorio, e Stato un trampolino di Lancio per il mio modo di Vedere la vita, o di venire avrei voluto Che la vita Fosse ".

Fonte: lospettacolo.it


Addio Alfred, gestore Arnold's in Happy Days


Se ne va a 96 anni il capo del Drive-in, Luogo di ritrovo per Fonzie e compagni


Addio ad  Al Molinaro. Muore un 96 anni l'attore ha interpretato Che il Proprietario della tavola calda  di Arnold  in Happy Days, la celebre serie televisiva americana.  Alfred, vieni epoca Chiamato Dai Ragazzi, Protagonisti della sit-com, è morto nell'ospedale di  Glendale  in  California, dove era ricoverato per un'infezione alla cistifellea. La notizia della morte SUA has been dal figlio Michael dati Molinaro. L'attore, di origini italiane (il nonno era di Cosenza), ha interpretato Al Delvecchio, il Proprietario del Drive-in per otto anni, dal 1976 al 1984. Ritiratosi ambrogetta scena televisive all'inizio degli anni novanta Apri la catena di Ristoranti "Big Al" Insieme all'ex collega del Cast Di "Happy Days" Anson Williams (Potsie).

Fonte: lospettacolo