lunedì 27 febbraio 2017

xXx: il ritorno di Xander Cage

Spaccone ed esagerato, ma innocuo, col sorriso sulle labbra. Il personaggio di Xander Cage torna dopo 15 anni e conferma la sua filosofia
Gibbons sta giusto dissertando sull'estrema necessità, per la sicurezza mondiale, del programma xXx quando un satellite atterra su di lui e lo fa fuori. Qualcuno, tra i potenti della Terra, ha per le mani un oggetto che passa sotto il nome di Vaso di Pandora e che può colpire ogni luogo, in qualunque momento, facendo precipitare i satelliti come fossero missili. La NSA, nella persona di Jane Marker, ricorda il piano di Gibbons e richiama in missione Xander Cage e la sua squadra di strani ma duri. Quando, però, Xander e compagnia piombano sui supposti nemici, nelle Filippine, scoprono che si tratta di altri xXx come loro, e che il vero cattivo sta in realtà da un'altra parte.
Il ritorno di Vin Diesel nel ruolo di un appassionato di sport estremi che può diventare la più potente macchina da guerra, a patto di stare dalla parte giusta e di essere circondato di belle donne, è annunciato da una colonna sonora più che eloquente, sui titoli di testa: una specie di ininterrotto jingle, sparato a volume altissimo, che fa bum-bum-bum. È la xXx filosofia: forte, elementare, un po' ridicolo. Il protagonista fa dunque il suo ingresso in scena su uno skateboard lanciato a tutta velocità, braccato dalla polizia, dopo aver manomesso un'altissima torre delle comunicazioni per portare nelle baracche e nei poveri ritrovi del posto in cui si trova, la partita di pallone. È già un eroe: che di lì a poco salverà il mondo appare scontato.
Quindici anni dopo le scorazzate contro i russi e il finale in bikini avvinghiato ad Asia Argento, Vin Diesel arricchisce il suo personaggio di qualche ruga e di una sorta di aplomb per cui pare accettare la sfida quasi stancamente, salvo poi ammettere di vivere per quella roba lì, ovvero per trovarsi ad ogni momento sul filo della morte. Gli fa compagnia una squadra vincente, politicamente corretta nella varietà di gender e provenienza etnica: la bellezza di Bollywood, Deepika Padukone, la modella australiana Ruby Rose, quella bulgara Nina Dobrev, l'energumeno scozzese McCann, il "maestro" Donnie Yen, partner delle sequenze più mirabolanti. Ma la cifra del film e del personaggio è l'eccesso (non una X ma tre), dunque anche gli informatori, gli hacker più infallibili del pianeta, sono ragazze che sembrano uscite da un set pubblicitario e il prezzo che il nostro deve pagare, per ottenere ciò che vuole, gli impone di stare con tutte quante, tutte assieme.
Alla parodia involontaria dell'agente segreto, che faceva capolino in alcune scene del primo capitolo, si aggiunge ora quella degli Avengers, con Samuel L. Jackson nella medesima parte, e quella del recente remake di Point Break, film già di per sé notevolmente borderline. Ma Xander Cage non ha paura del ridicolo, ed eccolo allora politicizzarsi con la faciloneria che lo contraddistingue (né col governo né con i radicali, sempre e soltanto dalla parte di nessuno, o della compagna di turno), mentre combatte dentro un aereo militare in assenza di gravità per ottenere l'oggetto della discordia: un controller delle sorti globali grande come una vecchia videocassetta e costruito apparentemente dello stesso materiale, che si schiaccia sotto il piede come un grissino (ma dov'era finito l'addetto agli oggetti di scena?)
Un film così, anche se passa il suo tempo tra calci e bombe e pugni, non fa male a nessuno, né in scena né fuori. Il massimo che può, è fare simpatia.

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giovedì 16 febbraio 2017

Wonder Woman


Le avventure di Wonder Woman

In anni come i nostri, in cui l'eroismo è al centro del cinema di maggiore incasso e in cui gli eroi sono sempre meno uomini e sempre più donne, portatrici di un punto di vista, di un atteggiamento e proprio di un "eroismo" differente, l'arrivo sul grande schermo di Wonder Woman sembra più appropriato che mai.
La forza del personaggio è testimoniata dal suo successo praticamente immediato. Già nei suoi primi anni di vita (a partire dal 1941) era presente su quattro diverse testate, di cui solo una portava il suo nome. Creata da un fervente femminista come William Moulton Marston, le sue storie avevano toni inediti e mostravano atteggiamenti femminili impensabili per l'epoca. Per questo motivo le sue pubblicazioni sono state duramente represse, mutate e anche chiuse almeno fino agli anni '80. Una vera lotta per fare di quel personaggio qualcosa di diverso. A lungo costretti ad assumere atteggiamenti più "normali" ed "edificanti", i fumetti di Wonder Woman sono tornati ai toni femministi originali solo con le gestioni più moderne, in particolar modo con quella di Perez che ha potuto ricominciare da capo con un nuovo numero 1 e una nuova origine.
È questa la stessa origin story di cui si abbevera il film diretto da Patty Jenkins (la regista di Monster) ma prodotto con la mano fortissima di Zack Snyder, lo stesso che ha diretto L'uomo d'acciaio e Batman v Superman.

Un'eroina che non somiglia agli eroi
La caratteristica principale di Wonder Woman, in origine, è di non somigliare a nessun altro supereroe. Nonostante incorpori caratteristiche simili a molti altri (forte e veloce come Superman, capace di guarire in fretta da ogni ferita ma anche immune dal controllo mentale e capace di "sentire" trappole magiche), la maniera in cui agisce, le motivazioni che la spingono e l'interazione che ha con il mondo è completamente diversa. In questo sta il suo femminismo, nel non agire come un uomo e proporre invece un atteggiamento differente, uno vincente e autonomo.
L'annuncio di un film interamente dedicato a lei e del fatto che sarebbe stata Gal Gadot ad interpretarla ha subito dato via a speculazioni sul fisico dell'attrice, in teoria non adatto (nella pratica invece perfetto). Proprio questo genere di dibattito e di polemica è parte di quella forza che il corpo della donna ancora ha nel discorso sociale e quindi parte del fascino, del successo e dell'importanza di Wonder Woman nella cultura popolare.
Dunque, a prescindere dall'esito del film, è un segno importante che ad occuparsi dell'adattamento (anche se solo in veste di produttore esecutivo) sia proprio Zack Snyder, regista che lungo tutta la sua filmografia ha dimostrato una passione e un occhio non comuni verso il concetto di forza. C'è sempre una forza, morale o fisica, alla base dei personaggi di Snyder, la durezza e la pressione degli oggetti o dei corpi gli uni contro gli altri è il modo in cui i personaggi interagiscono nei suoi film. Uno sparo o uno schiaffo nei suoi film non sanno essere altro che un'affermazione di superiorità odiosa, umiliante o gloriosa e necessaria a seconda di chi la porta. Wonder Woman nasce per essere più forte degli uomini ma anche intelligente e bella, per poter essere tutto a partire da una forza non comune.

Una donna al centro di un film d'azione
Negli ultimi anni, almeno da Hunger Games in poi (ma piccole tracce si trovano anche in film di poco precedenti), Hollywood ha scoperto che è possibile girare film di grandissimo incasso che non partano da presupposti maschili, ma anzi che sfruttino la novità di un arco narrativo che segue tempi e ragionamenti femminili. Film in cui la storia d'amore non sia per forza un obbligo cui ottemperare per accattivarsi anche un pubblico femminile ma parte della definizione del personaggio, in cui la risoluzione non sia solo violenta e finalizzata alla supremazia fisica ma prenda in considerazione percorsi e tattiche diverse.
Mettere una donna al centro di un film d'azione inoltre significa dare un altro senso alla presenza del corpo nel genere. Il cinema d'azione infatti di suo è fondato sull'esposizione e sul movimento del corpo, sia esso asciutto e mobile o grosso e pesante, quello femminile se è trattato come tale e non come una versione più leggera di quello maschile, è anche in grado di dare una diversa forma ad ogni interazione, perché è un terreno di negoziazione di senso, luogo di conflitto e brama da parte degli altri. 
Non stupisce quindi che nel film ci sia anche un altro corpo di straordinaria forza come quello di Robin Wright (originariamente la parte doveva andare alla più malleabile e fragile Nicole Kidman), regina Ippolita per questo film ma già incredibile figura di potere in House Of Cards. Nella serie tv la grazia e la potenza di un fisico in perfetta forma ed elegante, inguainato in abiti perfetti ma capace di portare decisioni spietate, usato con garbo ma non di meno "usato" in strategie raffinate, ha rifondato l'immaginario politico e, più in grande, quello legato alla supremazia femminile. In maniera non diversa anche Wonder Woman espone e nasconde il proprio corpo (e per questo i fumetti sono stati combattuti), lo usa e lo tiene a freno, non invade la storia con la sua prepotenza fisica come fa Superman, capace di risolvere tutto con la forza e poco con l'astuzia, ma lo dosa perché esso non sia un'arma contro sé stessa.

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martedì 7 febbraio 2017

Cinquanta sfumature di nero


Dover eravamo rimasti dopo Cinquanta sfumature di grigio

Christian e Anastasia, gli amanti che hanno eccitato, a torto o a ragione, i lettori e gli spettatori del mondo intero, ritornano nelle prime immagini realizzate da James Foley. Il seguito attesissimo della saga erotico-romantica di E. L. James si svela pudicamente in un breve teaser sulfureo che cambia regista (e registro) e promette un erotismo più frontale e languido. Girato tra Vancouver e Parigi, Cinquanta sfumature di nero getta ombre fin dal titolo sui sentimenti e sul sesso. Dakota Johnson, la candida ma facilmente corruttibile Anastasia Steele, e Jamie Dornan, il carnefice charmant Christian Grey, confermano ruolo e carattere dei rispettivi personaggi che non tardano a ritrovarsi e a riaccendersi come testimoniano i baci appassionati di numerose foto del set. Ma il nuovo episodio non sarà privo di dramma. Il pericolo questa volta arriva da fuori e i due amanti dovranno vedersela con il nuovo capo di Anastasia, deciso a sedurla, e una vecchia e instabile fiamma di Christian, che aggiunge accenti thriller alla saga. A soffiare sul fuoco ci pensa pure Kim Basinger, esperta della dominazione che ha iniziato Christian Grey ancora adolescente alle pratiche del BDSM. Svezzata dalle note di Joe Cocker e dallo sguardo di Mickey Rourke (9 settimane e mezzo), Kim Basinger è un'altra temibile e biondissima rivale di Anastasia. I numerosi ostacoli piazzati lungo il percorso degli amanti saranno naturalmente superati a colpi di amore, un amore che mette a nudo il loro sentimento e integralmente nudo Jamie Dornan, scoperto nella serie inglese "The Fall - Caccia al serial killer", in cui interpreta un assassino imperturbabile e da cui deriva il bel sembiante inerte. La notizia non è confermata ma l'attore britannico, in un'intervista a "Entertainment Tonight", ammicca in camera e insinua la possibilità. Da copione e da contratto. E al contratto eravamo rimasti, un contratto disatteso perché Anastasia ha sciolto obblighi e lacci bondage. Ma quanto si può resistere a un uomo che ti regala orgasmi multipli e la prima edizione di "Tess dei d'Urbervilles"? Dopo la rottura, Christian torna a cavalcare indomabile, implora una seconda occasione e Anastasia neanche a dirlo 'si concede'. Tra un invito a cena e un giro bollente in ascensore, un bicchiere di vino e il sesso divino, l'eroina scopre che qualcosa nel suo principe è cambiato, si è spezzato. Qualcosa che viene dal passato.

Rivoluzione del piacere femminile?

Dalla sua uscita in libreria nel 2011, "50 sfumature di grigio" ha elettrizzato le lettrici di ogni età e infiammato i forum, moltiplicato i fan club e gli schermi che traducono in immagine la fantasia letteraria di una casalinga britannica. Un record che ha (quasi) usurpato il trono di J.K. Rowling, la madre di "Harry Potter", e su cui si interrogano accaniti giornalisti, critici, filosofi, psicologi, psichiatri, sessuologi. Se gran parte della critica considera che la sola esperienza (sado)masochista nella trilogia di E. L. James sia quella di leggere pagine mortalmente noiose e mal scritte, un'altra prova a capire il fenomeno e legge tra le sfumature di Grey un sintomo, massivo, della rivoluzione femminile del piacere in atto. L'orgasmo femminile diventa soggetto legittimo di studi scientifici, di ricerca personale e di scrittura, ancora impossibile soltanto vent'anni fa. "50 sfumature di grigio" sembra essere il luogo fisico e ideale in cui molto donne si (ri)trovano. Si ritrovano coinvolte in un romanzo appeso tra la ricerca romantica dell'uomo vagheggiato e la riposta al richiamo dei propri desideri. Invischiate in una storia che sublima il vecchio adagio, io ti salverò, dissimulato appena dall'amore fisico. Alla volontà di spersonalizzazione del miliardario, la protagonista risponde con l'amore e l'umorismo, toccando il cuore gelido dell'uomo che si rivela meno arido di quello che avrebbe voluto far credere. Voilà il romanzo. Tutto il resto è noia e pornografia soft che, psichiatri e sessuologi confermano, interessa alle donne e nutre meglio il loro piacere più dell'hardcore diffuso dalla rete. Sdoganato alla fine degli anni Novanta da "Sex and the City" e dieci anni dopo da "Cougar Town", popolari serie americane in cui le protagoniste parlano senza complessi di sesso e giocattoli di piacere, il desiderio femminile esplode in televisione, al cinema e sulle pagine dei romanzi. Con 50 sfumature di grigio cadono gli ultimi baluardi puritani e gli accessori erotici, a lungo relegati nei sexy-shop e destinati ai soli iniziati, conquistano il grande pubblico e la cultura popolare, guadagnando gli scaffali delle Galeries Lafayette o le boutique di Chantal Thomass e di Sonia Rykiel. I confini sono 'definitivamente' superati. Quali le conseguenze? Difficile valutare ma l'affermazione del piacere femminile e il desiderio di una maniera erotica compulsiva e impudica hanno impattato e travolto la concezione dell'amore, trasformato l'intimità, destabilizzato la relazione uomo-donna. Diversamente da Christian, ma è pur vero che il desiderio di dominazione del nostro si rivela più una patologia che un atto di trascendenza e libertà, gli uomini oggi sembrano inquieti all'idea di esprimere una sessualità che tradisca una volontà di dominio o di aggressione. Nel corpo a corpo del talamo, preoccupati a proteggere le loro compagne da un retaggio atavico, si sono fatti esitanti e insicuri. Le donne da parte loro faticano a comprendere l'insicurezza maschile e allo stesso tempo temono i propri eccessi, rivelando soltanto in sede di analisi il sogno di essere "prese contro un muro". "50 sfumature di grigio" sembra illustrare proprio questo fantasma, soddisfacendo nel simbolo le fantasie delle lettrici. Nello scarto tra desiderio e sperimentazione si inserisce la trilogia della James che intuisce qualcosa sfuggito addirittura alle teorie femministe. Ora, alla prima ma anche alla seconda lettura, il cofanetto porno-harmony della James disegna effettivamente un'eroina tardivamente vergine e iniziata al sesso da un 'principe' che incarna tutti i simboli della virilità (soldi, potere, corpo atletico, garanzia, arroganza e naturalmente gestione dell'arte sessuale) contro cui da sempre il femminismo punta il dito. Compiacere il dio greco, che l'accompagna a casa in elicottero, è tutto quello che Anastasia vuole, che scopre di volere. Una rivelazione. Una rivelazione che risponde a un bisogno forte e a un desiderio di trasgredire 'in sicurezza'. "50 sfumature di grigio" dimostra alla fine quanto l'antico contratto tra una donna che porta in dote una disponibilità sessuale e una vita affettiva e un uomo che dona in cambio iniziazione erotica e sicurezza, seduca ancora il femminile. Piaccia o no, lo si legga o no, lo si guardi o no, 50 sfumature di grigio ha contraddetto banalmente ma sinceramente il femminismo e la predicata libertà sessuale, che non ha certo costruito una nuova etica dell'amore. L'estrema libertà individuale ha perso per strada il valore forte del sentimento e dell'impegno, strumentalizzando l'altro come oggetto di piacere e non come soggetto. E trattando l'altro come mezzo e non come fine, siamo diventate "stronze come un uomo". Così ci rimproverava e ce la cantava anni fa Roberto Vecchioni. In attesa di inventare una nuova arte di amare per questi tempi complicati e in attesa ancora di una formalizzazione più nobile, letterariamente più nobile, non resta che constatare che la pratica del desiderio sessuale è sempre una questione di potere di uno sull'altro e viceversa. Le donne non hanno mai smesso di misurare il proprio potere su quel fallo che le ossessiona, giocando con l'idea di essere prese, costrette, forzate, offerte ai fantasmi dell'uomo e scaricando sull'uomo la responsabilità di quello che questo rivela. Gli uomini insistono a porre un veto sul desiderio e il piacere femminile giudicato debordante e dunque da contenere, inquadrare, dominare.

Della forza impudica del colore
È evidente che 50 sfumature di grigio non ha fatto ruggire i lettori di "Histoire d'O" o ancor meno fremere gli adepti di Sade ma non è propriamente a loro che pensava l'autrice quando ha messo mano e manette al suo romanzo. L'intrigo? La sottomissione sessuale a cui si presta Anastasia Steele, studentessa di letteratura vergine che soccombe alla charme del miliardario Christian Grey, esteta raffinato, eccellente pianista, pilota di elicotteri che non dimentica mai di regalare un sacco di riso al Darfur. Con lui, Anastasia conosce i primi orgasmi e i primi diletti d'amore. Meglio, lei gode ogni volta che lui la sfiora. Così Christian le fa firmare un contratto giurando e sottoscrivendo di amarla con frusta e cravatta nel suo giardino segreto. Una camera rossa in cui Mr. Grey mette in pratica le sue inclinazioni autoritarie. Il risultato? 63 milioni di copie vendute in tutto il mondo, il libro è stato tradotto in cinquanta lingue, e una trilogia cinematografica che sembra tradire i presupposti 'erotici' dei romanzi e contraddire le sfumature del titolo. Perché nel colore c'è sempre una forza impudica.
Non c'è niente di meno erotico invece delle armonie prodotte oggi dall'ideologia del bilanciamento cromatico generalizzato che tende a soffocare la singolarità dei colori. Sam Taylor-Johnson traduce questa tendenza alla monotonia a cui corrisponde il sentimento piatto ed esangue del suo blockbuster erotico. Adattamento che annulla progressivamente le nuance e uccide il vero amore. E dire che 50 sfumature di grigio comincia (bene) sul volto arrossato di Dakota Johnson, emozionata davanti al suo principe miliardario ma poi finisce per spegnere quell'emozione e quel rossore sui divani di cuoio crèmisi su cui Anastasia si fa legare. 50 sfumature di grigio potrebbe altrimenti riassumersi come la storia di una giovane vergine che smette di arrossire accettando un contratto, una negoziazione sessuale che stabilisce paradossalmente una logica anti-erotica. L'incarnazione delle sue emozioni si omologa e confonde dietro una bruma rossa che impedisce di vedere se l'apprendista dominata s'imporpora e s'infiamma. La traduzione di Sam Taylor-Johnson inibisce la circolazione del colore tra i corpi tradendo una paura del colore e della sua potenza erotica. Con l'industria pornografica, le sue luci neutre e la sua ossessione per la pelle sovraesposta, l'erotismo mainstream della regista britannica condivide una sorta di cromofobia, che elude la trasgressività del colore. Quella che minaccia di tracimare i corpi ed eccedere i volti facendosi momento di erotismo inatteso. Appunto. Nel nero di James Foley confidiamo allora di trovare finalmente quell'espressione cromatica che diventa espressione erotica, quella saturazione che sola accende e perfeziona la messa in scena del desiderio.

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