giovedì 26 gennaio 2017

Qua la zampa!


Hallström soddisfa con abilità la necessità di sentirsi narrare fiabe

Nel 1962 Ethan (8 anni) e la sua mamma salvano un cucciolo di Goldenretriever che hanno trovato ferito e abbandonato a cui danno il nome di Bailey. Il padre del bambino non condivide l'idea ma Ethan e Bailey cresceranno insieme fino a quando il cane morirà. Ma la reincarnazione non tarderà e avrà modo di ripetersi come ci narra Bailey stesso riflettendo su quale sia il suo scopo.
In un mondo come quello contemporaneo che non ci risparmia pessime notizie quotidiane il bisogno di sentirsi narrare fiabe non va letto come un cedimento alla retorica o un regresso all'età infantile. Risulta quindi inutile se non addirittura sterile criticare Hallström per la sua vocazione a questa tipologia della narrazione. Se in un passato abbastanza recente ha avuto a disposizione la storia vera di Hachiko - Il tuo migliore amico grazie alla quale ha fatto piangere milioni di spettatori, in questa occasione ha potuto tornare a parlare di cani basandosi sul bestseller di W.Bruce Cameron "Dalla Parte di Bailey". 
Colui che ama i cani ed è consapevole della durata massima della loro vita sa che, rispettando il calcolo delle probabilità, anche se ha preso il suo esemplare in età da cucciolo dovrà separarsene per cause naturali. La durata media di un Goldenretriever è di 12 anni ma (qui sta l'escamotage narrativo che offre originalità al libro e al film) Bailey può reincarnarsi cambiando aspetto ed anche sesso magari, ma rimanendo intimamente sempre se stesso e conservando la memoria delle vite precedenti. Nella versione italiana la voce che illustra i pensieri del cane è quella di Gerry Scotti che gli offre accenti di curiosità e di apertura verso il mondo (anche se ogni tanto sembra di ascoltare il commento alle gag di "Paperissima") favorendo l'immedesimazione con il suo punto di vista. 
Il rapporto tra Bailey ed Ethan (che non ha una vita facile) è forte così come nella realtà lo è quello tra un cane e un padrone che si vogliono bene. Bailey troverà (nel pelo e nell'aspetto di Ellie, Tino, Buddy) nuovi padroni con i quali vivrà vite e ruoli differenti colmandone, quando gli sarà concesso, le diverse forme di solitudine; non smettendo mai di annusare ciò che lo circonda ma anche di provare sensazioni che il suo pensiero ci esplicita. Anche di recente ricerche condotte con metodi scientifici hanno confermato che i cani hanno la capacità di comprendere un ampio numero di parole collegandole a un significato preciso. In questa fiaba il cane ci parla e quindi gode di un ampio vocabolario ma nell'esperienza quotidiana basta guardare negli occhi il proprio cane per leggerle anche nel silenzio.

Fonte: QUI

giovedì 19 gennaio 2017

Justice League









Supereroi uniti contro le forze del male

Superman, Batman, Lanterna verde, Wonder Woman, Aquaman, Flash e altri supereroi lottano insieme contro le forze del male.
Bruce Wayne, spinto dalle gesta eroiche di Superman, decide di chiedere aiuto all'alleata Diana Prince per affrontare un nemico difficile da sconfiggere. Così Batman e Wonder Woman si uniscono e cominciano una ricerca tra i supereroi per reclutare i migliori e formare una squadra d'attacco. Nel frattempo la Terra comincia ad essere in pericolo.

Un film di Zack Snyder. Con Gal Gadot, Henry Cavill, Ben Affleck, Amber Heard, Jason Momoa.  Amy Adams, Ezra Miller, J. K. Simmons, Ray Fisher, Willem Dafoe, Jeremy Irons Titolo originale Justice League. Azione, - USA 2017.

Fonte: QUI

mercoledì 4 gennaio 2017

La Tartaruga rossa


Un uomo naufraga su un'isola deserta. Sulle prime cerca di fuggire, ma c'è un animale a impedirgli di prendere il largo: una tartaruga rossa. Una parte di lui forse capisce perché lo fa.
Veterano classe 1953, l'olandese Michael Dudok de Wit vinse meritatamente nel 2001 l'Oscar per il miglior cortometraggio animato, con lo straziante Father and Daughter, che a sua insaputa stava suscitando l'ammirazione del celeberrimo Studio Ghibli, nella persona del maestro Isao Takahata. Il passaggio dalla forma del cortometraggio a quella del lungo non poteva avvenire con padrino migliore: Takahata si è fatto mentore di questa produzione europea, che De Wit ha diretto da solo, con animazioni (al 90% a mano libera) dello studio Prima Linea.
All'incirca il primo terzo di La tartaruga rossa sarebbe da incorniciare, da collolocare nella storia dell'animazione: la stentata sopravvivenza del protagonista, il suo subire la natura e i rumori che manifesta (superbo il sound design), il suo scontrarsi metafisico con la tartaruga rossa emozionano come raramente accade, non solo nell'ambito dell'animazione, ma dell'arte cinematografica in generale. Il film è interamente privo di dialoghi, narrato solo con le immagini e col suono, e questa parte introduttiva riesce ad andare oltre la ricerca più classica dell'emozione di molti cortometraggi, inclusi quelli del regista. Colpisce nel segno il modo in cui gli ambienti, nella stilizzazione pittorica memore della tradizione giapponese, riescano a trasmettere una sensazione di realismo pari se non superiore a quella di un documentario: stesso discorso vale per i personaggi, concretissimi pure in uno stile gentile da linea chiara alla Hergé. La tartaruga rossa parte come un'esperienza vera.
Ma non prosegue alla stessa maniera. Un evento di natura spudoratamente magica trasforma l'esperienza sensoriale in una fiaba più didascalica di quel che ci si aspetterebbe da un inizio così folgorante. Non sarà per tutti un difetto, perché De Wit mantiene saldo il timone del significato: la necessità di un'unione con la natura eterna come la tartaruga, che non capisce perché pensiamo di poterne fare a meno. Era però un significato che all'inizio del film era veicolato da un cinema che ci metteva sul serio a contatto con l'aria, l'acqua, la luce, la morte. Una fiaba, per quanto elegante e preziosa, porta invece più il marchio dell'essere umano, della sua necessità di interpretare, di dare significato a quello che invece semplicemente è, di creare metafore e allegorie, ed è quindi meno dirompente. A riprova, l'enfasi sugli effetti sonori cede via via il passo a un commento musicale molto più prevedibile.
La tartaruga rossa avrà di certo uno stuolo di sperticati ammiratori, e non potremmo dare loro torto: solo viene spontaneo cercare il pelo nell'uovo quando ci si para davanti un talento creativo come quello di De Wit, che dovrebbe comunque intercettare l'interesse di tutti gli amanti del buon cinema.

Fonte:Clicca Qui