martedì 16 maggio 2017

The Founder


62 anni fa, era il 1954, un 52enne venditore dell'Illinois fino a quel momento decisamente poco fortunato, ebbe il colpo di genio che cambiò non solo la sua vita ma anche le abitudini alimentari di mezzo mondo. The Founder di John Lee Hancock, regista di The Blind Side e di Saving Mr. Banks, racconta infatti l'incredibile storia di come uno sfacciato, ipnotico e subdolo rappresentante riuscì letteralmente a scippare a due ingenui fratelli di San Bernardino quello che oggi è il nono marchio più famoso al Globo. McDonald's.
Da un semplice hamburgher, infatti, Ray Kroc ha dato vita ad uno dei più grandi imperi economici mondiali dal punto di vista imprenditoriale. Nel 1954 venditore 'porta a porta', il 52enne rimane incuriosito dall'insolita richiesta di 8 multi-frullatori da sei da parte di un piccolo chiosco californiano portato avanti da Richard e Maurice McDonald, fratelli che dopo anni di 'studio' intuiscono le potenzialità di un menù semplificato: solo hamburger, patatine, frappè, frullati e bibite. Niente camerieri, solo self-service. Nasce così il primo storico fast food. Per riuscire nell'impresa i due realizzano una cucina ad hoc pensata come se fosse una 'catena di montaggio', in modo da poter servire il cliente con un pasto caldo nel giro di 30/60 secondi. Mai nulla di simile era stato realizzato prima e Croc, fulminato dall'idea, ne intuisce le gigantesche potenzialità. Dopo un lungo corteggiamento Ray riesce a convincere i due McDonald della bontà di un franchising, in modo da portare la loro creatura in tutte le città d'America. Ray acquista i diritti del nome in cambio di una percentuale nelle vendite, con i due fratelli decisivi nell'avallare o bocciare qualsiasi novità legata al menù e agli ingredienti utilizzati, ma non è con una minuscola percentuale su un hamburger dal costo esiguo che ci si arricchisce. Bensì con i terreni su cui i McDonald d'America prendono vita, da Ray affittati con contratti decennali. Squalo imprenditoriale nonché volto del capitalismo più sfrenato, Croc fa a questo punto fuori i due fratelli comprando loro le quote rimaste per 2.7 milioni di dollari, dando così ufficialmente vita al marchio McDonald's, impresa che ad oggi conta oltre 35.000 ristoranti in tutto il mondo.
E' una storia da 'sogno' tutta americana, quella raccontata da John Lee Hancock e sceneggiata da Robert D. Siegel. D'altronde negli anni '50 McDonald's divenne la nuova 'chiesa d'America', ritrovo per famiglie in cui mangiare 'sano' spendendo poco ben presto esportata in tutto il mondo. Persino Mark Knoplfler, nel brano 'Boom, like That', si interessò a questo uomo venuto dal nulla che prese un'idea altrui, quella della 'catena di montaggio' in una cucina, per trasformarla in un Impero. Michael Keaton, meravigliosamente rilanciato da Inarritu con Birdman, rende quasi magnetico questo detestabile personaggio dalla lingua biforcuta e dalla sfacciata perseveranza. Un uomo che dopo decenni di insuccessi è davvero pronto a tutto pur di capitalizzare al massimo una scoperta tanto rivoluzionaria, a tal punto da stritolare i due legittimi proprietari. 

La curiosità di The Founder, infatti, sta proprio sul punto di vista scelto da Hancock, che lascia i due fratelli McDonald sullo sfondo, concentrando tutta la propria attenzione su colui che sfruttò quel nome creando il marchio. Senza Ray Kroc, probabilmente, non avremmo mai avuto McDonald's e lo stesso concetto di fast food, incredibile ma vero, avrebbe seriamente rischiato di rimanere legato ad un minuscolo chiosco di San Bernardino. Un film sul capitalismo moderno, in cui qualità e dipendenti vengono sempre e solo dopo il Dio profitto, qui plasticamente rappresentato da un Keaton in grande spolvero, emblema del successo da agguantare attraverso la propria determinazione. Costi quel che costi. Un vero e proprio guru dell'imprenditoria che tra inciampi e colpi di fortuna, colpi di fulmine e inganni, ha segnato un'epoca.

Didascalico nella sua rappresentazione e registicamente 'piatto', The Founder vive grazie alla prova d'attore di un Keaton assoluto mattatore e alla cinica e dettagliata sceneggiatura di Robert Siegel, riuscito a ricostruire pezzo dopo pezzo una storia ai più sconosciuta e proprio per questo dannatamente intrigante. A pesare sul racconto la mano troppo poco incisiva di un regista probabilmente telecomandato da Harvey Weinstein nel soppesare con il bilancino qualsiasi possibile eccesso, con il resto del cast tenuto al guinzaglio e all'ombra dell'indiscusso protagonista Michael. A pagarne più di tutti le conseguenze l'immensa Laura Dern, prima moglie di Croc a cui Hancock e Siegel affidano pochi minuti di imbarazzato, depressivo ma dirompente silenzio.

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giovedì 4 maggio 2017

Barriere


L 'opera teatrale vincitrice del premio Pulitzer prende vita sul grande schermo in Barriere (Fences), con Denzel Washington che torna dietro la macchina da presa per dirigere il suo terzo lungometraggio. Due mesi dopo il primo trailer la Paramount ne ha rilasciato un secondo con nuovi filmati che mostrano la contrarietà del personaggio di Denzel Washington, Troy Maxson, al fatto che il figlio segua le sue orme come giocatore di baseball. Washington sta riprendendo un ruolo già interpretato nel 2010 a Broadway in un revival di questa rappresentazione teatrale, anche allora come in questo film l'attore ha recitato al fianco di Viola Davis.

Il lavoro teatrale originale di August Wilson (1945 - 2005) era il sesto di una serie di 10 opere note come "Pittsburgh Cycle". L'opera ha fatto il suo debutto a Broadway nel 1987 con James Earl Jones nel ruolo di Troy Maxson, un padre afroamericano che negli anni '50 lotta con le discriminazioni razziali negli Stati Uniti, mentre cerca di tirare avanti con la sua famiglia e venire a patti con gli eventi della sua vita.

L'opera teatrale era interpretata anche da Mary Alice nel ruolo di sua moglie Rose e Courtney B. Vance come il loro figlio Cory. lo spettacolo quell'anno oltre a vincere il Premio Pulitzer venne premiato con 3 Tony Award come miglior opera teatrale e migliori interpreti (James Earl Jones e Mary Alice) con un ulteriore candidatura per Courtney B. Vance.

Il revival del 2010 ha guadagnato in tutto 10 nomination ai Tony che includevano candidature sia per Denzel Washington che Viola Davis e per il Miglior Revival. Il drammaturgo August Wilson è accreditato per la sceneggiatura di questo adattamento cinematografico che ha iniziato la produzione a Pittsburgh in Pennsylvania alla fine di aprile ed è previsto in uscita negli States il giorno di Natale e nei cinema italiani dal 23 febbraio 2017.
Universal Pctures ha reso disponibile un primo trailer taliano di Barriere (Fences), il dramma diretto e co-prodotto da Denzel Washington, basato su una sceneggiatura di August Wilson e ispirato all'opera dello stesso Wilson vincitrice del premio Pulitzer e del Tony Award.

Il film è interpretato dallo stesso Denzel Washington con Viola Davis, Jovan Adepo, Stephen McKinley Henderson, Russell Hornsby, Mykelti Williamson e Saniyya Sydney. Washington e la Davis sono stati anche i protagonisti della versione teatrale del 2010.

Barriere si svolge negli anni '50 e ruota attorno a Troy Maxon, un afroamericano ex star del baseball che ora lavora come spazzino. L'equilibrio costruito dall'uomo all'interno della sua famiglia va in pezzi quando il figlio Cory disubbidisce al padre e si presenta ad un provino per il football che potrebbe portarlo a vincere una borsa di studio per un'università. Troy non vuole che il figlio si avvicini al mondo dello sport temendo che possa essere scartato per il colore della sua pelle com'era successo a lui anni prima.

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