mercoledì 13 febbraio 2019

THELMA


Un lago ghiacciato, una casa fuori dal tempo e tutto intorno la natura. La prima inquadratura di Thelma potrebbe trarre in inganno: l’angoscia deve ancora arrivare, e la quiete sembra l’unica padrona della scena. Un padre e una figlia vanno a caccia insieme, camminano in mezzo alla neve, fino a quando incontrano un cervo. L’uomo alza il fucile e si prepara a uccidere l’animale, ma all’ultimo mira alla testa della bambina. È l’inizio dell’incubo, metafora di uno scontro generazionale tra genitori e giovani, adolescenti e società.

Thelma ha poteri paranormali, può spezzare una vita solo con il pensiero, come se fossimo in una sorta di Carrie – Lo sguardo di Satana in stile norvegese. Lei è schiacciata da una famiglia eccessivamente religiosa, che non le permette di esprimere se stessa. Non può neanche bere una birra con gli amici, perché le hanno insegnato che è peccato. Nelle sue “crisi” immagina di non poter respirare, di affogare in una piscina da cui non può uscire. Dentro Thelma convivono il bene e il male, come in ogni essere umano, ma è il senso di ribellione a muoverla, a spingerla verso un’incontrollabile sete di violenza.

La società opprime chi insegue i propri sogni, e invita ad abbandonare le ambizioni invece di seguirle. La paura arriva dalla solitudine, dal non avere amici, dal sentirsi continuamente esclusi. Quella di Thelma è una vendetta muta, un istinto che non riesce a dominare. Un demone abita dentro di lei, si alimenta con i suoi desideri più oscuri, con le passioni nascoste, come quella per una sua compagna di università. I benpensanti non le permettono di condividere il letto con una donna, così scatena l’inferno. Il regista Joachim Trier strizza l’occhio a Brian De Palma, ma evita ogni vena splatter. Il sangue non si vede, i colori sono spenti, e la sofferenza fisica si fonde con quella interiore. I ritmi sono lenti, e i brividi arrivano attraverso i tremori delle mani e le luci a intermittenza. I segreti scatenano le tempeste, le furie omicide, ma forse all’orizzonte esiste ancora un barlume di speranza.

Fonte: QUI

martedì 15 gennaio 2019

12 SOLDIERS

12 Soldiers

L’attentato alle Torri Gemelle non ha cambiato solo la Storia, ma anche il cinema. La paura del nemico che viene da lontano, quasi del tutto sconosciuto, ha contaminato generi e autori, passando dallo sperimentale Cloverfield di Matt Reeves al sottovalutato La guerra dei mondi di Steven Spielberg. Sul grande schermo sono tornati in forze gli eroi muscolari, sospesi tra Stallone e Schwarzenegger, e i war movie hanno trovato nuova linfa.

Archiviate la Seconda Guerra Mondiale e le paludi del Vietnam, ci si sposta in Medio Oriente per combattere il terrorismo ed essere ricoperti di medaglie. Lo spettacolo si trasforma in propaganda in 12 Soldiers, per convincere lo spettatore medio che non tutto è perduto, la nazione è ancora salda e si sta preparando a scatenare una pioggia di fuoco. L’enfasi regna sovrana, l’esercito è pronto a schierarsi, e a volare alta è sempre l’aquila americana.

Fonte: QUI