giovedì 19 novembre 2015

Fast and Furious la serie continua ?

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Molti appassionati della serie Fast and Furious continuano a chiedersi se la stessa continuerà.

Dopo la triste scomparsa di uno degli attori principali,  Paul Walker, tradito dalla stessa velocità, perde la propria vita in un incidente stradale a Valencia, destino pazzesco e sconvolgente per tutti i familiari,fans,amici,attori,ecc.
Paul stava andando ad un evento un evento benefico organizzato dalla sua associazione, la Reach Out Worldwide, per raccogliere fondi destinati alle popolazioni colpite dal tifone Haiyan nelle Filippine. 
Tutti lo ricordiamo oltre che per la sua bravura, anche per la sua personalità sempre sorridente che ci ha colpito durante il susseguirsi delle bellissime serie.
L ultima da lui interpretata, la settima, in parte ha subito cambiamenti di sceneggiatura.
Nel corso della creazione e grazie alla tecnologia, ognuno di noi ha potuto vedere l attore dall inizio alla fine ed è proprio quella fine che ha commosso tutti noi.
Tutti pronti a rassegnarsi, a commentare sulla fine della saga, un pò per lo shock subito da tutti a 360°, un pò per sfiducia, ma lo stesso attore Vin Disel (Dominic Toretto nella serie) rivela a variety.com che il sequel forse continuerà.

Lo stesso continua dicendo che si stanno scrivendo nuove storie per tanti personaggi e già qui la nostra fantasia e curiosità prende il sopravvento.

Aspettate, non affrettate le cose, perchè si sta pensando in GRANDE e quindi le aspettative sono ancora maggiori, infatti il CAST che comporrà “Fast & Furious 8” dovrà essere SORPRENDENTE.....

La suspance cresce ?

Beh trattenetela, l ipotetica uscita si prospetta per l aprile del 2017 !!


Nell attesa e per non dimenticare uno degli attori che ha reso famosa la serie, rivediamo un  tributo in suo onore..   GRAZIE PAUL !!!




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lunedì 16 novembre 2015

Premonition (2015)

Premonition

Premonitions. Durante un difficile caso di una serie di omicidi apparantemente insiegabili, l’agente dell’FBI Joe Merriwether, chiede l’aiuto di un suo ex collaboratore, John Clancy (Anthony Hopkins); un medico psicanalista chiaroveggente che da tempo ha deciso di uscire di scena a causa soprattutto della prematura scomparsa della figlia e della conseguente fine del suo matrimonio. 
John sulle prime è decisamente intenzionato a rifiutare l’ingaggio dell’agente Merriwether ma, quando avrà delle visioni e capirà che ad essere in pericolo è la giovane collega di Joe, l’agente Katherine Cowles, cambierà idea, mettendosi sulle traccie del serial Killer. Molto presto però lo stesso John capirà che non è il solo ad avere il dono di prevedere il futuro e così…



Fonte: italia-film.co


martedì 10 novembre 2015

Il film non piace al critico e Boldi esplode: Un fallito imbecille

Massimo Boldi

A Federico Boni, critico cinematografico di Cineblog.it, l'ultimo film di Massimo Boldi non è piaciuto un granché. Tutto già detto, tutto già visto, tutto già reso 'comico', ha scritto in una recensione sul sito, stroncando una pellicola lontana mille miglia dai 'gusti' cinematografici attuali.

Un'accusa che all'attore milanese non è piaciuta per nulla e che non ha mancato di sottolineare, prendendosela con il giornalista su twitter. Si permette di insultare me e il mio lavoro - ha scritto -, è da considerare un fallito imbecille e maleducato, Non vai da nessuna parte Federico.
Evidentemente Boldi quella critica non l'ha presa particolarmente bene, tanto che nel suo sfogo, indirizzato ai 478mila seguaci su twitter, ha minacciato di metter di mezzo gli avvocati. Quando un giovane si considera già un giornalista senza esserlo fa un atto punibile con l'espulsione della categoria, ha aggiunto, mentre qualcuno gli ricordava che il diritto alla critica è sacrosanto. E che fose se l'è presa un po' troppo.
Si permette di insultare me ed il mio lavoro, è da considerare un fallito imbecille e maleducato. Non vai da nessuna parte Federico.
Quando un giovane si considera già un giornalista senza esserlo fa un atto punibile con l'espulsione della categoria. Quando poi si permette
Fonte: ilgiornale.it

lunedì 9 novembre 2015

Il sapore del successo: recensione del film culinario con Bradley Cooper e Sienna Miller

Il sapore del successo: recensione del film culinario con Bradley Cooper e Sienna Miller

Uno dei motivi per cui il lungimirante e scaltro Harvey Weinstein ha rimandato l’uscita de Il sapore del successo – alias Chef e poi Adam Jones prima di diventare definitivamente Burnt – sono state alcune recensioni pubblicate anzitempo nelle quali il non eccelso gradimento dell’avventura londinese di un cuoco un po’ maudit era stato manifestato attraverso l’uso spasmodico di similitudini culinarie.
Quindi, nel rispetto del potentissimo produttore e dell’ottima coppia Bradley Cooper/Sienna Miller, non esprimeremo le nostre perplessità dicendo che il film di John Wells è una pietanza non abbastanza sapida, una maionese impazzita, un soufflé che non è cresciuto al punto giusto o semplicemente un piatto i cui ingredienti non sono bene amalgamati.

No, la caccia alla terza stella Michelin di un ex ragazzaccio che per tenere lontana la bottiglia preferisce sgusciare migliaia di ostriche invece di ricorrere ai 12 passi degli Alcoolisti Anonimi non merita paragoni tanto scontati né un trattamento così inclemente, perché nonostante tutto serve benissimo il suo scopo, anzi i suoi scopi, che sono due: deliziare la vista e stuzzicare la golosità dei maniaci del Food Porn e intrattenere piacevolmente coloro che amano e si riconoscono nelle vicende di redenzione, nei viaggi metaforici e nelle storie che contengono un messaggio, una lezione da tenere presente quando la bilancia dell’esistenza pende inesorabilmente dalla parte del no. L’insegnamento in questione – che suggerisce di non contare unicamente sulle proprie forze ma di cercare aiuto negli altri – forse non è originale, ma non va dimenticato, perché dovunque e comunque l’unione farà sempre la forza.
Poi c’è l’ossessione per la perfezione del personaggio di Bradley blue eyes, che è la grande nevrosi dell’oggi, una fonte di guadagno per moltitudini di strizzacervelli e un viatico per una sicura immedesimazione da parte chi macina cose a 300 all’ora e poi va al cinema.
Il Chris Kyle di American Sniper, inoltre, si destreggia a meraviglia tra i fornelli, e questo aggiunge frecce all’arco del suo chef che è sempre super cool, sia con una giacca di pelle che con la divisa da cuoco, risposta contemporanea (in fatto di appeal) alle uniformi da ufficiale di una volta.
Il problema di Adam Jones, piuttosto, (e del film stesso) è che a un certo punto comincia a prendersi troppo sul serio. Senza invocare al suo posto un Will Ferrell(come fa un critico americano), ci basti dire che avremmo voluto fra le sue caratteristiche una minima dose di quell’ironia che accompagna le scene introduttive. In fondo, Il sapore del successo comincia come un divertente heist movie, ne quale il bad-ass di turno recluta i suoi complici/scagnozzi. Qui gli aiutanti, che vengono dai quattro angoli d’Europa, fanno bene la loro parte di spiritosa Armata Brancaleone, poi però la macchina da presa li abbandona, concentrandosi quasi sempre solo sul protagonista. Abbiamo detto "quasi", perché fra le “figurine” Omar SyRiccardo Scamarcio e Matthew Rhys si fa strada un misuratissimo e gentile Daniel Brhuel, attore superbo che continua fortunatamente a fare capolino in tante produzioni nordamericane.
SiennaSienna se la cava, ma la suos-chef che interpreta è un personaggio di cui è difficile capire azioni, ragioni, innamoramenti e remissività.
Per fortuna, a questi problemi sostanzialmente di sceneggiatura – fra cui annoveriamo l’inutile aggiunta di sottotrame che non vengono sviluppate – ripara in qualche modo l’abilità con cui il regista filma la vita di cucina, muovendosi freneticamente fra pentole e coltelli e concedendosi primissimi piani dei manicaretti serviti ai clienti del Langham Restaurant. Che poi ci vada o meno di sfamarci con questi "piattini miserelli" è un discorso da fare in altra sede, maWells dimostra comunque perizia e attenzione al particolare, rendendo lo spettatore non abituato ai cooking show partecipe dell’isteria mista ad ansia di prestazione che caratterizza la preparazione di un grande piatto. Così facendo cavalca l’onda delle mode contemporanee, appagando il nostro desiderio un po’ malato di reality, ma dimenticando di sottolineare, salvo in un paio di momenti, la funzione più importante che il cibo dovrebbe avere: quella di riunire, aggregare, creare una condivisione.
Per noi condivisione fa rima con garbo e con lentezza, con la calma ritualità de Il pranzo di Babette e di Big Night. Ma si tratta di film che sono stati girati negli anni ‘80 e ’90, quando nelle cucine non regnavano prime donne aggressive e chi alzava la voce veniva messo a lavare i piatti.
Fonte: comingsoon.it

Premonitions, la recensione del serial killer movie con Anthony Hopkins e Colin Farrell

Premonitions, la recensione del serial killer movie con Anthony Hopkins e Colin Farrell

Gli anni Novanta, la loro eredità: il grunge, la Generazione X, i film sui serial killer.
Dei film sui serial killer non ci libereremo mai; e alla fine va bene così, perché come rinunciare alle casacche con la scrittona FBI, ai fasci di luce delle torce, alle irruzioni con la SWAT, ai profili psicologici, ai modus operandi, alle coppie d'agenti uomo/donna, il gioco del gatto col topo, gli indizi, le crisi, gli arresti e le sparatorie?
Fatto sta che su canovacci praticamente immutabili dai tempi del Silenzio degli innocenti e di Se7en, chi è arrivato dopo – e chi arriva oggi, dopo vent'anni – deve per forza cercare di ricamarci un po' su, d'inventarsi una piccola o grande variazione sul tema, di mettere un po' di pepe nella minestra riscaldata.

Nel caso degli sceneggiatori di PremonitionsSean Bailey e Ted Griffin, il pepe è stato l'innesto (non proprio originalissimo, però) di un elemento paranormale - rendendo protagonista del film, al fianco della coppia di special agents, un sensitivo capace di vedere passato e presente, che non guarda alla mistica ma a fodamenti pseudoscientifici come “fisica quantistica e biochimica” - e, soprattutto, l'aggiunta di sfumature bioetiche nella figura di un killer che si vede come un benigno angelo della morte.
Dal canto suo, il regista Afonso Poyart ha cercato di personalizzare il thriller con tocchi d'estetica videoclippara, che raggiungono il loro apice delle premonizioni del medium, e allestendo un cast che mescola nomi legati al genere come quelli di Anthony Hopkins e Jeffrey Dean Morgan con altri che non ci si aspetterebbe in un film di questo genere, come Abbie Cornish e, almeno in parte, Colin Farrell.

Certo che, a forza di aggiunte (e di alcune sottrazioni che non stiamo qui ad anticipare), questo Premonitions parte come un film sparato dal passato e si trasforma in un guazzabuglio dove trama gialla e preveggenza sono solo le pietre sulle quali poggiare un ragionamento sull'eutanasia e sulle sue implicazioni etico-morali che oscilla tra integralismi teo-con e concessioni pietistiche a uso privato e personale del suicidio assistito. Ma di materiale per una seria riflessione sul tema, non ce n'è, mentre la tensione rimane un po' schiacchiata dalle ambizioni filosofiche.

L'eutanasia: chi la usa e chi ne abusa, verrebbe quasi da sintetizzare, considerate le sorti e le azioni di due dei personaggi principali del film.
Uno dei due, va da sé, è quello di un Hopkins che gioca con una rigidità un po' inquietante con l'immaginario lecteriano che non è mai levato e mai si leverà di dosso, cercando di instaurare con la spaesata Cornish una relazione speculare e consequenziale di quella che Hannibal the Cannibal aveva con la giovaneClarice Sterling.
Ma quei tempi, e quelle atmosfere, sono passati da un pezzo. E degli anni Novanta son rimasti solo i ricordi e le eredità più ingombranti.

Fonte: comingsoon.it

mercoledì 4 novembre 2015

Stallone: "Rocky? Unica cosa giusta della vita"


L'attore E Molto critico Silla SUA Esistenza: "assolo Fallimenti Quasi"



Sylvester Stallone  boxe torna alla, interpreterà l'allenatore del figlio di  Apollo Creed  nel film di  "Creed-Nato per Combattere". L'attore in un'intervista al Los Angeles Times fa un Bilancio della SUA vita, definendola un Fallimento e salvando solista Una cosa. "Rocky  Fatto. Direi Che la mia vita has been Fatta al 96% di Fallimenti, ma se hai Quel 4% giusto, E Tutto cio di cui hai bisogno e L'unica cosa giusta che ho".

Stallone, pellicola nel nuovo in Uscita NEGLI  STATI UNITI  una multa novembre MA assolo un gennaio Nelle vendita italiane Sara il tecnico del Giovane  Adonis Creed  (Michael B. Jordan), figlio del Suo ex rivale  Apollo Creed. QUANDO il regista  Ryan Coogler  ha avvicinato Stallone per proporgli Creed, L'attore non era affatto convinto: "Io ero assolutamente contrario - Spiega Stallone - poi il mio agente mi ha Detto:" Per Essere il ragazzo Che ha interpretato  Rocky, ti stai comportando da pollo - ha scherzato l'attore. -concludere Rocky - E Molto Predicatorio, e Stato un trampolino di Lancio per il mio modo di Vedere la vita, o di venire avrei voluto Che la vita Fosse ".

Fonte: lospettacolo.it


Addio Alfred, gestore Arnold's in Happy Days


Se ne va a 96 anni il capo del Drive-in, Luogo di ritrovo per Fonzie e compagni


Addio ad  Al Molinaro. Muore un 96 anni l'attore ha interpretato Che il Proprietario della tavola calda  di Arnold  in Happy Days, la celebre serie televisiva americana.  Alfred, vieni epoca Chiamato Dai Ragazzi, Protagonisti della sit-com, è morto nell'ospedale di  Glendale  in  California, dove era ricoverato per un'infezione alla cistifellea. La notizia della morte SUA has been dal figlio Michael dati Molinaro. L'attore, di origini italiane (il nonno era di Cosenza), ha interpretato Al Delvecchio, il Proprietario del Drive-in per otto anni, dal 1976 al 1984. Ritiratosi ambrogetta scena televisive all'inizio degli anni novanta Apri la catena di Ristoranti "Big Al" Insieme all'ex collega del Cast Di "Happy Days" Anson Williams (Potsie).

Fonte: lospettacolo


Kate Winslet: "Niente social network per i miei figli"


"A casa mia i  social network  non si Usano".  Kate Winslet  in versione sergente di ferro, Rivela di Aver  vietato ai figli  l'uso di  Facebook  e Simili: "Hanno un enorme Impatto sull 'autostima  delle Giovani donne - afferma l'attrice in un'intervista al Times Domenica, Facendo Riferimento alla figlia  Mia, 15 anni, nata dal matrimonio con James  Threapleton  -.. Modellano se stesse in Continuazione pur di piacere alle PERSONE E this poi causa Problemi alimentari, un pensiero Che mi fa ribollire il sangue ".

>Voglio Che i miei figli crescano"  arrampicandosi  Sugli alberi o Giocando un  Monopoli, senza Dispositivi elettronici Tra le mani - aggiunge Kate, Che poi conclude -. E 'triste when ad un tavolo ognuno tiene Gli occhi solista sul Suo  smartphone. In Una famiglia è bello il Concetto di unione, senza interruzioni. E i Dispositivi Internet Sono una grande Interruzione ". Un Messaggio rivolto Soprattutto, per via dell'Età, alla figlia Mia, also se l'attrice ha puro Joe, 11 anni e Avuto dal Secondo marito Sam Mendes, e Orso, nato un anno e mezzo fa dall'amore con  Ned Rocknroll.

Fonte: lospettacolo.it


Star Wars - Il Risveglio della Forza: ecco i primi character poster italiani!

Star Wars - Il Risveglio della Forza: ecco i primi carattere manifesto italiani!

Sono Arrivati ​​i primi 5 carattere  manifesto italiani  di  Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza: 











Fonte: comingsoon.it