sabato 26 dicembre 2015

La grande scommessa, recensione del film con Christian Bale, Ryan Gosling e Steve Carell

La grande scommessa, recensione del film con Christian Bale, Ryan Gosling e Steve Carell

Immaginate che Michael Mann si metta in testa di voler raccontare in un film lacrisi finanziaria del 2008: quella legata ai mutui subprime, che ha portato al fallimento di banche d’affari ritenute inscalfibili, ha creato milioni di disoccupati e una depressione di cui sentiamo le conseguenze ancora oggi. E che ha svelato il volto oscuro del capitalismo finanziario. 
Immaginate, però, che prima di mettersi al lavoro sul film, Mann abbia battuto la testa, abbandonato la tradizionale serietà (magari spettacolare ma pur sempre sobrio), per diventare un buontempone che, magari, non disdegna un consumo massiccio d’erba. 
Ecco, in quel caso il risultato del lavoro del regista sarebbe forse simile a quello che è riuscito ad Adam McKay: uno che viene dal Saturday Night Live e da mille collaborazioni con Will Ferrell, che ha co-sceneggiato Ant-Man, e che questa volta ha cambiato genere centrando un equilibrio difficilissimo tra momenti comici, bizzarrie, drammaticità, e ricostruzione cronachistica e dettagliata degli avvenimenti e dei meccanismi finanziari, dalla verbosità quasi sorkiniana

Basato su un libro del giornalista finanziario Michael Lewis (lo stesso del volume che poi è diventato - guarda caso - Moneyball, e con altri adattamenti cinematografici all’orizzonte), La grande scommessa è un film a suo modo sovversivo: perché racconta nel dettaglio, e con un linguaggio cinematografico hollywoodiano comprensibile a chiunque, le profonde e perverse storture di un sistema capitalistico andato fuori controllo; e perché lo fa con un linguaggio cinematografico che se ne infischia delle regole tradizionali e risente dell’evoluzione recente dei linguaggi audiovisivi. 
La storia, che segue le vicende parallele e incrociate di diversi investitori e gestori di fondi che scommisero sul crollo delle obbligazioni bancarie sui mutui immobiliari, intuendo prima di tutti l’imminenza di una crisi che andò poi ben oltre le loro previsioni, è infatti raccontata attraverso la voce di uno di loro, interpretato da Ryan Gosling. Che però si fa narratore onniscente solo saltuariamente, e non si fa alcun problema ad abbattere la quarta pareteesattamente come fa Frank Underwood in House of Cards, ma con maggiore ironia. 
Nei punti in cui i tecnicismi finanziari rischiano di mandare in bambola lo spettatore, ecco che McKay tira poi fuori dal cilindro dei siparietti esplicativi, il primo dei quali vede protagonista una Margot Robbie che sorseggia champagne in vasca da bagno - tanto per dare l’idea del tono. 
Inaspettatamente, però, gli anarchismi formali di McKay e le leggerezze del film (che ha qualche momento di pura comicità) non sviliscono i suoi contenuti e la loro serietà; perfino la loro drammaticità: al contrario li aiutano e li supportano. Rendono il film meno pamphlet a tema e a scopo indignazione, regandogli un profilo entertainment-oriented che fa penetrare la lama più in profondità: faccio finta d’intrattenerti mentre t’indottrino. 

La fusione dei registri de La grande scommessa si concretizza soprattutto nel personaggio (e nell’interpretazione) di Steve Carell, gestore di un fondo di Wall Street reso a tratti esilarante da un cattivo carattere al limite del patologico, dotato di spessore psicologico grazie a un trauma familiare e rappresentante lo sguardo più sconcertato e critico di fronte alla stupidità e alla fraudolenza delle grandi banche (“Tell me the difference between stupid and illegal and I'll have my wife's brother arrested,” gli dice a un certo punto il banchiere interpretato daGosling
Ancora più che nel precedente Foxcatcher, l’attore divenuto celebre per i ruoli comici conferma la stoffa che gli permette di affrontare senza patemi anche quelli drammatici, rivaleggiando alla pari con un Christian Bale che siamo più avvezzi vedere in parti impegnate. 
Ma mentre nel personaggio di Bale, assieme allo sgomento di fronte alla profondità dell’abisso prevale il disincanto, in quello di Carell - che in partenza viene descritto come un pessimista già consapevole del marcio del mondo in cui lavora - si esprimono la rabbia, la frustrazione, l’incredulità e l’impotenza degli uomini comuni, di chi il film lo guarda e anche la Crisi l’ha vissuta da spettatore. 

“Non me l’aspettavo così.” “E cosa pensavi di trovare?” “Non so, degli adulti.” 
Così si dicono altre due figure di primo piano del film - due ragazzi del Colorado che sognavano di scalare Wall Street, rimasti coinvolti anche loro nel grande gioco che ha portato la Crisi allo scoperto - quando entrano nella sede newyorchese di Lehman Brothers, dopo il fallimento e il licenziamento dei dipendenti. 
Di adulto, nel mondo raccontato da Adam McKay, non c’è proprio nulla. Ci sono ragazzini troppo cresciuti che non conoscono il senso di parole come responsabilità, come morale, come etica. Eterni adolescenti incapaci di comprendere le conseguenze dei loro gesti, resi ciechi dalla prospettiva del guadagno, della BMW serie 7, di un aereo privato, di strip club e ville con piscina destinate a rimanere vuote. E più il regista gioca col cinema, col corrispettivo di quella patina superficiale, più la desolazione di ciò che racconta risulta evidente. 
Per giocare, c’è il cinema. La finanza e l’economia, quelle, dovrebbero essere qualcosa di più serio. Al cinema posso viaggiare nello spazio o perdere il lavoro, e di conseguenze reali non ce ne solo; mentre per ogni gioco di Wall Street, la vita e i lavori di milioni di persone sono a rischio. Qui c’è Brad Pitt in persona a ricordarlo: e che sia Hollywood a doverlo ribadire, continua a essere un paradosso. 

Fonte: comingsoon.it

venerdì 18 dicembre 2015

Vacanze ai Caraibi - Il film di Natale - Film (2015)



Quattro anni di fermo, ma è tornato, il genere cinematografico più contestato, attaccato e discusso, forse il meno amato dalla critica eppure quello sempre accolto con piacere dalla sala e dal pubblico: il cinepanettone riprende la sua strada con Natale ai Caraibi, per la regia di Neri Parenti ed un cast di vecchi amici e nuove leve.

Mario Grossi Tubi (Christian De Sica) ha una moglie ricchissima (Angela Finocchiaro) ed un conto in banca pari a zero, l’unica soluzione per riguadagnare soldi senza mettere al corrente l’ignara consorte è vendere la lussuosissima casa ai Caraibi dove abita la loro figlia Anna Pia (Maria Luisa De Crescenzo). Quando però risulterà che il nuovo fidanzato della figlia Ottavio Vianale (Massimo Ghini) oltre ad essere molto più grande di lei è anche una personalità decisamente abbiente, Mario cercherà di evitare i piani della moglie che vuole a tutti i costi separarli e cercherà di trarre da un futuro matrimonio tutti i possibili benefici. Ma la verità è che Ottavio non è veramente ciò che sembra…
Fausto (Luca Argentero) è un preciso filologo amante del silenzio e della tranquillità. Claudia (Ilaria Spada) è la frizzante proprietaria di un nails shop e ama ballare e fare scherzi. Quando i due si scontrano sul ponte della nave da crociera dove si trovavano con i rispettivi partner, scatta tra loro un’intensa ed irrefrenabile passione, che li farà scendere a terra per vivere un’esperienza focosa ed imprevista. Né lui né lei però hanno valutato bene le sproporzionate differenze che li dividono.
Telefono in mano e tablet in spalla, la vita di Adriano Fiore (Dario Bandiera) gira intorno a varie chat e nuove app che di giorno in giorno vengono rilasciate. Per questo motivo nel momento in cui si troverà su un’isola deserta, solo e abbandonato a sé stesso, l’unica preoccupazione che lo affligge è che “Non c’è campo.”.

Vacanze ai Caraibi: Neri Parenti riprende il cinepanettone con vecchi amici e nuove leve
Vacanze-ai-Caraibi
Luca Argentero e Ilaria Spada non sono d’accordo su come passare il tempo in spiaggia
Tre storie divise in tre episodi; le maschere della farsa si muovono su un palco sabbioso ed uno sfondo marino in queste vacanze di Natale; scurrili, naturali, De Sica e Ghini sono le colonne portanti di un circo che va avanti da molti anni, inglobando affermate figure della comicità come Dario Bandiera e scoprendone pian piano di fresche nel caso della bella e spiritosa Ilaria Spada, vista ultimamente nel drammatico Gli ultimi saranno ultimi, ma adatta e completamente a suo agio nelle vesti di donna commediante. Ad affiancare poi l’istrionico e truffaldino Mario Grossi Tubi la moglie interpretata da Angela Finocchiaro, non vergine alle esperienza farsesche del cinema e scelta, a detta del regista, per la capacità di fronteggiare senza essere messa in ombra le performance degli uomini che con lei dividono la scena; ed infine ultimo, ma non per bravura o mancanza di humor, un Luca Argentero che con facilità sa passare da atmosfere noir (Cha cha cha, 2013) a commedie romantiche (Poli Opposti, 2015) fino a grottesche sperimentazioni natalizie, immedesimandosi nell’intellettuale borghese che nasconde desideri animaleschi.

Vacanze ai Caraibi: guarda l’intervista video a Neri Parenti, Christian De Sica, Massimo Ghini, Luca Argentero, Ilaria Spada, Dario Bandiera

Partendo da un canovaccio, quasi a ripercorrere la vecchia storia della Commedia Dell’Arte, tra improvvisazioni e pensati scherzi le vicende dei protagonisti vanno avanti per pura voglia di divertire, come la storia tra Fausto e Claudia, e per sorridere della contemporaneità dei nostri giorni, dove anche svendere la propria figlia diventa lecito se la crisi nel quale si è caduti non sembra avere altra via d’uscita. Intelligente e moderno risulta il naufragio in mare dello sventurato Adriano Fiore, realtà di un mondo che poco pensa a vivere, uscire, baciarsi, giocare, ma a quanto tempo ancora manca prima che la batteria del telefono si scarichi.

Vacanze ai Caraibi
Dario Bandiera cerca di sopravvivere su un’isola deserta anche se “Non c’è campo”
Non assente di volgarità, scivoloni, peti in bagagliai della macchina ed espliciti riferimenti sessuali, Vacanze ai Caraibi non sarà certo il film che coronerà questo anno cinematografico, ma se si vuole tornare ad una certa spensieratezza potrebbe essere la scelta da fare, senza aspettarsi di uscire dalla sala più maturi di quando si è entrati.

Vacanze ai Caraibi sarà al cinema dal 16 dicembre, distribuito da Medusa e Wildside.




Fonte: cinematographe.it
 

Natale all'improvviso


Sam e Charlotte stanno per separarsi ma hanno deciso di dirlo al resto della famiglia solo dopo Natale, per trascorrere felicemente tutti insieme un ultimo cenone. In realtà, sono tanti e diversi i segreti nascosti da ogni componente di questa strampalata famiglia!

DATA USCITA: 26 novembre 2015
GENERE: Commedia
ANNO: 2015
REGIA: Jessie Nelson
ATTORI: Olivia Wilde, Amanda Seyfried, Marisa Tomei, Diane Keaton, Anthony Mackie, John Goodman, Ed Helms, Alex Borstein, Alan Arkin, Jake Lacy, Timothée Chalamet, Jon Tenney, June Squibb, Dan Amboyer

SCENEGGIATURA: Steven Rogers
PRODUZIONE: CBS Films, Groundswell, Imagine Entertainment
DISTRIBUZIONE: Notorious Pictures
PAESE: USA
DURATA: 107 Min


Fonte: comingsoon.it