lunedì 31 ottobre 2016

Ouija: L'origine del male Recensione


Prima di parlare in dettaglio del prequel di Ouija, ovvero Ouija: L’origine del male, vorremmo fare una considerazione generale sul difetto principale dell’horror contemporaneo: la prevedibilità. Se – e cito Snoopy in proposito – i titoli migliori sono già stati presi, questo succede anche con le trame, le situazioni, i mostri che dovrebbero fare paura non solo al pubblico dei teenager ma a quello più adulto che apprezza il genere.
Sappiamo che è difficile inventarsi qualcosa di nuovo, ma non impossibile: lo abbiamo visto (almeno qualcuno di noi) con un film sulla stregoneria come The Witch, col meno riuscito It Follows e con il mockumentary What We Do in The Shadows). L’horror low-budget che mira a un guadagno sicuro, però, raramente rischia. In casa Blumhouse, dove è nata la serie dedicata alla tavoletta chiamaspiriti della Hasbro, ci sono stati esempi lodevoli come il franchise de La notte del giudizio, ma in quel caso non si trattava di un horror puro: in questo caso, invece, si punta sul sicuro.
Ciò detto il prequel, affidato a un regista stimato come Mike Flanagan, è indubbiamente migliore del primo film (qua la nostra recensione di Ouija, che in parte si addice anche a questo), il quale prova a introdurre qualche elemento interessante, destinato però a perdersi quando la storia, dopo la lunga premessa, esige la sua dose di jump scares.
La storia stavolta si svolge nel 1967, nella famiglia di una madre vedova con due figlie, una di nove anni e una di quindici, che per sbarcare il lunario ed aiutare la gente il lutto fingono di evocare gli spiriti dei loro cari defunti. Fino al giorno in cui la malefica tavoletta, vera e propria porta sull’aldilà, viene portata in casa ed usata in modo improprio, dando il via a una serie di orrori derivanti dalla possessione della piccola di casa, che si scopre essere una medium naturale. Non c’è lieto fine e le vittime, come si conviene al genere, sono parecchie e la maledizione si perpetua nei futuri sequel.
Gli effetti speciali sono discreti (anche se già visti) e tutta l’azione si svolge dentro una casa con qualche piccola parentesi esterna. Ouija 2 è un film low-budget che evoca ovviamente tutti i classici del genere, da L’esorcista (qua il sacerdote è interpretato da Henry Thomas, ex piccolo amico di ET) ai fantasmi del J-Horror (per quanto ancora dovremo vedere spiriti che si arrampicano sulle pareti e camminano sui soffitti?), con un’infarinatura degli orrori del nazismo che non guasta mai. Gli attori sono sufficientemente convinti e bravi, soprattutto Annalise Basso (Captain Fantastic) e la piccola Lulu Wilson, già apparsa nell’horror Liberaci dal male e prossimamente in Annabelle 2. Il secondo Ouija è proprio quello che si prefigge di essere: un classico scary movie di Halloween per teenager e giovani coppie.

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